about-1L’arte del corno da caccia

Il suono del corno da caccia è sempre stato al centro del cerimoniale di corte e del paesaggio sonoro delle residenze sabaude.
Per questo l’Accademia di Sant’Uberto, sin dalla sua fondazione, ha messo al cuore della propria mission una serie di attività che ne preservino e tramandino l’arte.

Che cos’è un corno da caccia

Per corno da caccia si intende un corno circolare naturale, generalmente in ottone, senza valvole o tasti, con canneggio avvolto in uno o più giri, che a una estremità ha un bocchino e dall’altra una campana, con funzione di amplificatore del suono.Con l’aumentare della lunghezza aumenta la possibilità di emettere più note e cambia la tonalità dello strumento.
Lo strumento nasce verso la metà del XVII secolo per sostituire l’antico e piccolo corno da caccia non circolare (in uso sin dal medioevo e in grado di emettere una sola nota nella forma di un alfabeto Morse) con un altro più lungo, capace di esprimere il segnale con una melodia più complessa, all’altezza della magnificenza delle corti d’età barocca.

Il corno d’Orléans

Anche detto corno da caccia francese, il corno d’Orléans o Perinet ha un canneggio di 3 giri ½ e una lunghezza complessiva di 4,54 m. La sua origine risale all’incirca al 1815 quale naturale evoluzione del corno da caccia utilizzato in Francia nel XVII secolo e denominato Dauphine in onore del delfino di Francia nato nel 1729.

La Dauphine

La Dauphine ha un canneggio 2 giri e ½ ed una lunghezza generalmente tra i 460-470 cm ed un bocchino uguale a quello usato nella musica d’arte, mentre la d’Orléans nel corso del XX secolo ha diffuso l’impiego di un bocchino dai bordi fini, quasi taglienti, più adatto ad inviare segnali a grandi distanze e a mantenere il bocchino sulla bocca anche suonando a cavallo.

Il corno barocco

Il corno da caccia impiegato nella pratica venatoria, in termini di classificazione dello strumento,  non differiva da quello utilizzato nella musica d’arte fino alla metà del XVIII secolo, quando il corno classico sostituisce il corno barocco in orchestra.
Il corno impiegato nella caccia francese si consolidò in una tonalità in Re nella prima metà del XVIII secolo, quello utilizzato in orchestra aveva invece differenti tonalità. Proprio per aumentare la flessibilità d’impiego del corno da caccia in orchestra all’inizio del ‘700 furono inventate le ritorte, ossia prolunghe di diversa lunghezza da inserire tra bocchino e corpo strumento. Questo rendeva disponibile di diverse tonalità con uno stesso strumento.

Il corno da caccia oggi

La nostra Accademia dispone di un significativo numero di corni d’Orléans, corni barocchi e Dauphine (copie del corno sabaudo Seyssel) che vengono attualmente suonati dall’Equipaggio della Regia Venaria sia in occasione delle visite guidate alle residenze sabaude (secondo i format da noi ideati Musica da Vedere e Musica en plein air) sia in occasione di concerti organizzati anche con la partecipazione di musicisti professionisti appartenenti al panorama nazionale e internazionale.  Appartengono a queste esperienze i concerti della Stagione Musica a Corte tenuti rispettivamente nel 2006 e nel 2008 alla Reggia di Venaria dalla nostra formazione Reale Scuderia e Camera:

  • Cerimoniale e Divertissement, con la partecipazione del cornista Thomas Müller
  • Natura e Artificio, con la partecipazione, oltre al sopracitato Thomas Müller, del suonatore di musette de cour Jean-Pierre van Hees.

Nel corso di questi eventi Thomas Müller ha prestato la propria opera tenendo corsi corsi di alta formazione per musicisti professionisti nel luogo storicamente legato alla nascita del corno da caccia: la Reggia di Venaria. Ricordiamo, infatti, che i corni raffigurati nel ciclo di Jan Miel in Sala Diana sono a oggi i più antichi corni circolari mai rappresentati in Europa. Sulla scia di quest’esperienza l’Accademia ha deciso di strutturare un calendario di giornate di stage destinate a musicisti professionisti che vogliano approfondire l’arte del corno da caccia.

Corno da caccia e giovani generazioni

All’interno delle attività di formazione svolte in partnership con il Liceo Classico Musicale Cavour di Torino, l’Accademia di Sant’Uberto si occupa di tramandare alla nuove generazioni l’arte del suono del corno da caccia quale espressione della più ampia cultura del loisir di corte, cui il corno appartiene nelle sue differenti chiavi di lettura: storica, iconografica, archivistica, sociale, cerimoniale, religiosa.

Il corno da caccia e la candidatura UNESCO

In ragione del suo significato storico e artistico e attuale, nel gennaio 2019 la pratica del corno da caccia è stata catalogata dall’ICCD Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero dei Beni Culturali ed è attualmente in fase di valutazione per l’inserimento nella lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. La candidatura multinazionale – Italia, Francia, Belgio e Lussemburgo – è stata presentata nel marzo 2019.

Come nasce una trompe

Corno da caccia sabaudo del XVIII secolo (tipo Dauphine) realizzato dall’artigiano Cristian Bosc con le tecniche costruttive del periodo.