about-1 Festa di Sant’Uberto

La festa di Sant’Uberto cade il 3 novembre e per convenzione ha sempre luogo di domenica (se non cade il 3 novembre, la festa viene organizzata la domenica successiva). La cerimonia inizia la mattina e prevede una sfilata cui partecipano gli equipaggi di suonatori di corno (i musicisti dell’Equipaggio della Regia Venaria e i suonatori francesi della Savoia) i cacciatori con i segugi (veneurs) e falconieri. Tutti in alta tenuta.

Alla sfilata segue la messa nella cappella di Sant’Uberto della Reggia di Venaria durante la quale i vari momenti della cerimonia vengono accompagnati e scanditi dalla musica di corni, organo, trombe e timpani della Reale Scuderia.

Durante la messa sono ammessi i cani che possono entrare nella chiesa con i rispettivi padroni. Alla fine della cerimonia avviene la benedizione così come prevedeva la tradizione.

Occorre infatti ricordare che Sant’Uberto era il santo taumaturgo protettore di uomini e animali dalla rabbia silvestre e quindi, in primis, di cacciatori e cani. Per tale motivo la messa di Sant’Uberto era anche detta missa canum – messa dei cani.

Segue il Concerto di Sant’Uberto tenuto congiuntamente da tutti i gruppi musicali presenti alla festa secondo un programma di musica barocca (oppure legato al cerimoniale di venèrie), che varia di anno in anno.

Un po’ di storia

La Festa di Sant’Uberto è legata alla fondazione della città di Venaria e della sua Reggia ove un tempo (1669) si trovavano le reliquie di Sant’Uberto Martire (dono di Papa Clemente IX), ora conservate a Stupinigi. Per questo la celebrazione di Sant’Uberto si svolgeva alla Reggia, come narrato da Amedeo di Castellamonte nella sua prima opera La Venaria Reale, Palazzo di Piacere e di Caccia e nel Theatrum Sabaudiae (seconda metà del XVII secolo). Quello che non tutti ricordano invece è che Sant’Uberto è stato anche il primo vescovo di Liegi città vallona. Il culto del santo collegava dunque, e non solo idealmente, Venaria e i territori dell’area belgica: il culto di corte assumeva un significato politico, in ragione della rivendicazione di quei territori da parte dei sovrani sabaudi per diritto dinastico. Rivendicazione sostenuta fino al regno di re Vittorio Amedeo II.

Play
Slider